Le turbine del Rex.

Il giorno stesso del varo, il Rex venne rimorchiato nel porto di Genova. La nave fu ormeggiata al molo Giano, dove ripresero i lavori di costruzione. Dalle ferriere di Cornigliano giungevano le parti prefabbricate di sovrastrutture mentre arrivavano le parti dell’apparato motore, già collaudate sui banchi di prova, dalle officine dell’Ansaldo.

Mentre l’Augustus era dotato di motori diesel, per il Rex si preferì l’adozione della propulsione tradizionale a turbina, che a quel tempo offriva maggiore affidabilità e potenza rispetto ai motori a combustione interna.

L’apparato propulsivo era costituito da quattro eliche, ciascuna mossa da un gruppo turboriduttore indipendente a tre turbine ad azione e reazione di alta, media e bassa pressione, progettate per sopportare pressioni massime di 40 Kg/cmq. I tre pignoni agivano sulla ruota principale di ciascun gruppo.

Per potenze superiori ai 90 ed ai 100 mila cavalli, due valvole distinte di sovraccarico permettevano l’immissione del vapore su una doppia fila supplementare di palette ad azione e su 42 espansioni a reazione delle turbine ad alta pressione.

Le turbine non erano solidali con la struttura portante dello scafo, bensì montate su speciali slitte di scorrimento che non ostacolavano la loro naturale dilatazione e assorbivano gran parte delle vibrazioni.

Un sistema automatico provvedeva al rilevamento della dilatazione e a disinserire la turbina in caso di scompenso assiale del rotore, come pure in caso di eccessiva accelerazione o in difetto di olio lubrificante.

Dal riduttore principale il moto veniva trasmesso all’elica tramite tre alberi successivi: l’albero di trasmissione, l’albero di spinta e quello porta elica.

Ciascuna linea d’assi era costituita da 28 alberi sostenuti da 58 cuscinetti lubrificati dalle pompe di mandata dei condensatori principali e refrigerati dalla circolazione di acqua marina sia nei cuscinetti che negli astucci degli assi, con un sistema che provvedeva all’espulsione dei detriti marini.

I condensatori a superficie erano di progettazione dell’Ansaldo; i 39.150 tubi dei condensatori principali e i 6.360 degli ausiliari, tutti in lega al nickel, erano  giunti dalla Gran Bretagna.

Le 8 turbopompe centrifughe per il filtraggio e l’estrazione del condensato arrivavano invece dalle celebri officine ‘Cerpelli’ di La Spezia.

Le caldaie del Rex.

Nelle 12 caldaie principali confluiva, oltre al vapore condensato che veniva raffreddato e rimesso immediatamente in circolazione, anche il distillato dell’acqua di mare per sopperire alle perdite del circuito.

Le caldaie erano disposte in tre grandi locali stagni: quella a doppia fronte era nella poppa mentre in ognuno dei due locali prodieri ve ne erano due a doppia ed una a semplice fronte.

Le caldaie erano lunghe 7.40 metri, larghe 7.80 metri e alte 7.10 metri. La superficie totale di riscaldamento raggiungeva i 14.700 mq con un surriscaldatore da 3.300 mq.

Ogni fronte di caldaia era dotata di nove polverizzatori che bruciavano giornalmente circa 700-800 tonnellate di nafta a cui corrispondeva una potenza d’uscita di 95/105.000 cavalli.

La nafta arrivava da 4 casse di servizio giornaliero della capacità di 908 tonnellate. Queste casse venivano costantemente rabboccate dalle 38 cisterne del doppiofondo cellulare e da 37 casse superiori, contenenti complessivamente 11.375 tonnellate di nafta.

Vi erano in oltre una dotazione di nafta per diesel (283 tonnellate) e una di olio lubrificante (186 tonnellate).

Le dinamo del Rex.

Nel compartimento stagno intermedio a quello delle caldaie principali era allestito il locale turbo-dinamo.

Vi trovano posto due caldaie cilindriche a tubi d'acqua che fornivano autonomamente vapore a 320°C e 16 kg/cmq alle tre turbo-dinamo da 1250 kw ciascuna e 220 Volt, le quali (potendo lavorare fino ad un sovraccarico di 1650 kw) fornivano un ampio esubero di energia al normale fabbisogno di 2200 kw.

Nel locale erano sistemate anche due delle tre diesel dinamo da 280/310 kw destinate a disimpegnare i servizi durante le soste nei porti.

La terza dinamo era posta sul ponte superiore C, nel locale dinamo d'emergenza, assieme alle moto-dinamo a benzina "Fiat-Marelli", che aveva una autonomia di 40 ore. Per contenere l'escursione termica in 10 °C di più rispetto all'esterno l'impianto di ventilazione era appositamente studiato.

L'estrazione dell'aria calda avveniva tramite il cofano principale delle macchine a quattro ampi condotti a proravia e a poppavia dei locali caldaia, inoltre quattro elettroventilatori elicoidali provvedevano al continuo ricambio di aria fresca.

Nella stagione invernale l'aria poteva essere riscaldata da appositi scambiatori che utilizzavano il calore dei fumi di combustione in fase di scarico. Tra le innumerevoli apparecchiature di cui era provvisto il Rex vanno ricordati i tre impianti di depurazione tipo "De Laval" per separare nafta e olio dall'acqua di mare usata per zavorrare i depositi di combustibile.

Le eliche del Rex.

Le caratteristiche delle eliche del Rex sono le seguenti:

Diametro dell'elica

mt.

4,72

Passo al mozzo

mt.

4,65

Passo alla periferia

mt.

5

Numero delle pale

4

Superficie totale proiettata

mq.

9,64

Superficie totale sviluppata

mq.

11,20

Peso di un'elica completa

kg.

16000

Le caratteristiche del materiale:

Resistenza

kg.

46 per mmq.

Allungamento

18-20%

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