La presentazione pubblicitaria della nave.

Mentre la nave stava per essere ultimata la campagna pubblicitaria della "Italia" si intensificava soprattutto oltre oceano.

La celebre ditta "Giacomo Patrone" di Sestri Ponente, che da anni forniva i modelli di rappresentanza, riprodusse in miniatura la nuova ammiraglia (con i fumaioli nella nuova livrea tricolore) per le stazioni marittime e ferroviarie di tutto il mondo, in tutte le agenzie italiane e straniere erano appesi i manifesti propagandistici che illustravano le lussuose sistemazioni offerte ai passeggeri.

Un altro punto di forza della propaganda era la velocità della nave che, con il suo servizio, avrebbe ridotto la traversata da 10 a 6 giorni e mezzo, permettendo poi un'infinità di combinazioni per raggiungere le capitali europee con il treno oppure l'Africa e l'Oriente con le coincidenze degli altri piroscafi di linea.

A differenza delle pubblicità italiane, spesso fotomontaggi di dubbio gusto, le pubblicità degli americani andavano a puntare soprattutto sul servizio d'albergo inappuntabile e sulla cucina impeccabile; la pagina marittima del "New York Times", uscito il 25 settembre 1932, dedica una buona parte dell'articolo di fondo intitolato "Italian super-line ready to speed here" alle cucine di bordo.